APPUNTI PER LA VITA di COMUNITÀ - (1a parte) Inviato da Mercoledì, 11 Settembre alle 15:22:29 da Redazione |
Questo interessante contributo di don Gianni Mazzillo alla riflessione spirituale sulla vita comunitaria è stato ripreso da un suo intervento nel nostro forum di discussione.
La discussione è dunque aperta e speriamo che ognuno possa dare il suo contributo.
La scelta
Vivere insieme rimane sempre da preferire al vivere da soli. Sebbene
ci siano persone che sembrano realizzarsi coltivando la solitudine,
le nostre stesse radici e la vocazione cristiana attestano che
veniamo dalla comunità e siamo fatti per la comunità.
La nostra idea di comunità non è arbitraria. Noi
cerchiamo di correggere lo spirito e il modo di stare insieme
ascoltando la Parola di Dio. Sappiamo di avere sempre molto da
imparare dall'unità dei primi cristiani, secondo le direttive
tracciate negli Atti degli Apostoli, mentre ci sentiamo sostenuti
dalla promessa di Gesù: "dove sono due o tre riuniti nel
mio nome io sono in mezzo a loro".
La scelta di vivere in comunità non può nascere da
un'incapacità a vivere oltre nella propria famiglia e in
quella rete di rapporti nei quali siamo normalmente coinvolti. Chi
non riesce a vivere rapporti interpersonali nelle circostanze in cui
la vita stessa lo pone, dovrà riflettere molto prima di
entrare in comunità. Dovrà chiedersi se il suo disagio
sia dovuto al suo individualismo, che non gli consente di
armonizzarsi con gli altri, o se abbia origine in una ricerca
autentica e matura di rapporti più veri e più profondi,
di rapporti più gratuiti che vadano al di là dei
vincoli della "carne e del sangue". Solo in questo secondo
caso può entrare in una comunità diversa da quella
nella quale le circostanze l'hanno posto a vivere. Chi invece nella
sua famiglia o in precedenti stati di vita solitamente si scontra con
gli altri o si ritaglia un suo spazio che scade nell'indifferenza o
nella rassegnazione, dovrà prima imparare a condividere la sua
vita e solo dopo avrà senso cercarsi un'altra comunità.
Se hai scelto di vivere in comunità, ricorda sempre che l'hai
fatto non per simpatia, né per fuga dalla tua famiglia o dalle
tue responsabilità. Sei entrato in un'altra famiglia, che
radicata nel legame profondo e dolcissimo con il Cristo risorto, fa
amare anche la propria famiglia con un'intensità diversa e
persino più autentica. E proprio per questo matura la persona
rendendola più consapevole e libera. Per la stessa ragione, se
hai posto già mano all'aratro, non volgerti indietro. Conserva
questa conquistata libertà, difendendola dagli eventuali,
ricorrenti stratagemmi con cui la tua famiglia e la tua comunità
d'origine, per lo più inconsapevolmente, cerca di avvilupparti
ancora a sé.
Le priorità
Ricorda sempre che la vita comunitaria si regge su alcuni pilastri,
tra quelli individuati nella comunità degli Atti, che hanno
priorità assoluta. Sono l'ascolto della Parola di Dio e la
preghiera, la partecipazione all'eucaristia e la condivisione dei
beni, la testimonianza della vita e l'amore per il lavoro, l'impegno
costante per gli altri e la ricerca continua della pace. L'ascolto
della Parola avviene nei momenti di preghiera comunitaria, ma anche e
soprattutto nel confronto diretto e continuo della tua vita con lo
spirito e la lettera delle beatitudini. La nostra comunità
vive la sobrietà nel mangiare e nel bere, nel vestirsi e
nell'inevitabile coinvolgimento degli indispensabili acquisti.
Vogliamo vivere con sobrietà per tante ragioni. Per
solidarietà verso i più poveri e per condividere
l'effettivo stato di bisogno di chi, nel Sud o nelle altre periferie
del mondo, paga con ulteriore povertà la nostra incontrastata
volontà di sempre maggiore benessere. Per amore verso la
natura, che a causa del nostro consumismo viene sempre più
saccheggiata e rovinata. Riteniamo che la povertà a cui Gesù
ha chiamato tutti e non solo i religiosi possa essere oggi vissuta
come sobrietà e come continua condivisione dei propri beni:
beni materiali e beni spirituali, quali la propria intelligenza, il
proprio tempo, le proprie doti e ciò che ciascuno sa fare.
Intendiamo in questo modo le beatitudini dei poveri e di quelli che
piangono: essere solidali nei fatti e non con i grandi discorsi, nei
gesti quotidiani e non nelle grandi occasioni. Pertanto prima di
acquistare qualunque cosa, chiediti sempre se essa sia veramente
necessaria. E se proprio ti è indispensabile prendi quella che
costa meno delle altre.
La mitezza, la fame e la sete della giustizia sono per noi
strettamente congiunte con la costruzione della pace. Sappiamo che
non esiste sulla terra una comunità ideale dove regni
l'armonia perfetta. Nella vita quotidiana, poi, non mancano motivi e
occasioni di conflitto. La ricerca della pace non nasconde i
conflitti, ma ci rende capaci di gestirli senza farsi male
reciprocamente. La mitezza nel rispondere nasce da un ascolto
continuo di Dio che mi parla attraverso le sue creature e
nell'accoglienza ininterrotta dell'altro, di qualsiasi altro,
considerandolo sempre un dono di Dio. Ciò rende capaci di
accogliere la correzione fraterna, senza animosità. Rende
parimenti abili a correggere l'altro senza ferirlo e senza alcuna
venatura di vendetta, senza pretese di egemonia sulla persona altrui.
Ricorda che chi sa ubbidire sa anche comandare e chi sa accettare la
correzione sa anche ben impartirla. Cura dunque sempre di non cadere
nella trappola delle alleanze ai danni di un fratello o di una
sorella. Non accettare mai di parlarne male di lui in sua assenza. Le
tue eventuali critiche non siano tali, ma siano atti di correzione
che nascono dall'amore e tendono ad esso. Sappi comunque sempre
dialogare, pronto a dare con pacatezza le ragioni del tuo operato, ma
soprattutto pronto ad accogliere le ragioni dell'altro.
Ricerca la giustizia e la pace sempre. Abbi un cuore grande e
generoso che, cercando di imitare la bontà del Padre celeste,
predilige soprattutto coloro di cui nessuno si interessa. La tua fame
e sete di giustizia ti facciano vivere la solidarietà come
l'altra faccia della medaglia della sobrietà. Ma ti facciano
anche essere accanto ai poveri e agli infelici, agli oppressi e a
quanti soffrono ingiustizia. Se la pace è frutto della
giustizia, cura sempre di informarti adeguatamente in ogni questione,
di analizzare alla luce del Vangelo ogni situazione e di agire come
agirebbe Gesù. Sapendo che la pace passa oggi attraverso i
piccoli passi dell'informazione e dell'agire organizzato, abbi cura
di lavorare attivamente per la pace collaborando all'impegno di
gruppi, associazioni e aggregazioni che si propongono un simile
obiettivo.
Compi il tuo lavoro quotidiano con gioia e semplicità; senza
ansia e senza pigrizia. Ricorda che con il lavoro si contribuisce,
per la propria parte, a migliorare il mondo che ci sta intorno. Non
rimandare a domani ciò che puoi fare oggi e se noti che in
comunità qualcuno lavora più di te per il bene di
tutti, non approfittare della sua generosità. La sapienza di
colui che operosamente adempie bene i suoi compiti non consiste nel
fare cose straordinarie, ma nel fare le cose ordinarie in un modo
straordinario.
don Gianni Mazzillo
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